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Certo … è difficile. Per me abitare uno spazio è mettere quella parte intima a disposizione della trasformazione collettiva. Ecco questo, penso che sia questo, molto riassunto. E che questa azione permetta che anche altre persone possano farlo ed essere presenti quando questo accade. Non vi sembra che a volte abitare richieda tanta energia? A volte è eccessivo, o no?

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Abitare uno spazio… Per noi significa cucinare, invitare gente, molta gente, dormire e sognare. Abitiamo uno spazio quando ce ne prendiamo cura e questo spazio acquisisce nostri colori e nostri odori. Nello spazio che abitiamo tutte le emozioni sono forti. 

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Occupare perché è un diritto.

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Pensando all’abitare mi viene il link con la parola apertura, quindi restare aperti a ciò che lo spazio dell’abitare ti sta proponendo. Penso a quando entri in una casa e ti dicono “fai come se fossi a casa tua”. Se tu lo fai i rapporti con la persona che vive in casa cambiano radicalmente ed inizi ad entrare in livello di incontro completamente diverso, più profondo. Se rimani ad un livello di non abitare stai attraversando quello spazio, sei ospite, ma se tu lo abiti e ti prendi il carico di questa responsabilità, questo tuo esserci, questa presenza che porti crea nell’altro una sorpresa. Perchè se non siamo abituati ad abitare gli spazi o a condividere gli spazi abitandoli tutti insieme c’è sempre qualcuno che lo abita di più e gli altri che lo attraversano. Quindi abitare per me è sporcarsi le mani di terra e ribaltare questa terra, se stiamo abitando una terra, è come se la nutrissimo in qualche modo. Forse ribaltandola oppure mettendoci la paglia, dipende di che tipo di fazione agricola stiamo parlando.

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Ti invito a cena e cucini tu.

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Scrivere sul muro cose. 

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Prendi un angolo del tuo paese e fallo sacro, vai a fargli visita prima di partire e quanto torni. Questi versi di Franco Arminio esprimono bene il concetto di cosa significa abitare uno spazio. Abitare uno spazio significa che uno spazio, grande o piccolo che sia, ci appartiene, ci somiglia, possiede le caratteristiche che per noi sono importanti. Non è esclusivo, ma possiamo anche condividerlo con altri che sappiano apprezzarne i vantaggi, si interessino di curarlo e non lo guastino. 

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Pace. 

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Per me, anni 75 da compiere, è molto importante la relazione con le persone. Abito in un appartamento residuale in una casa di ballatoio. Condivido il balcone lato cortile, su cui da la porta d’ingresso di casa mia, con una coppia di persone più anziane di me. Il mio rapporto con loro negli anni è diventato famigliare. Le piante che abbiamo sono tutte insieme e l’ex gabinetto comune è diventato uno sgabuzzino che condividiamo. Mi piacerebbe ci fossero posti in cui andare a sentirsi a proprio agio anche con chi non si conosce, ma in genere le persone che frequentano i locali sono molto più giovani di me e quelli più anziani mostrano la ritrosia piemontese declinata in diffidenza o supponenza o spocchia … Frequento a volte la Casa del Quartiere in cui vado con un’amica. E ovviamente trovo persone che sono in compagnia. In “Luoghi Comuni” di San Pio V non sono mai andata perché penso sia frequentata da giovani e soprattutto perché ho quasi la certezza che ad accogliermi non sarebbe l’atmosfera che mi piacerebbe trovare: quella di persone che non giudicano ma si aprono all’altro con una sana curiosità. Ma siamo a Torino. Cosa pretendo? Grazie per questa opportunità. 

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Mettere radici. 

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Smetterla con il fallocentrismo erettile!

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Abitare lo spazio vuol dire uscire dal privato e vivere il collettivo. 

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Vivo in S. Salvario da quindici anni. Qui ho trovato la mia dimensione di quartiere. La sensazione è che sia tutto un’estensione di casa mia, una famiglia allargata dove ci si saluta quando ci si incontra. Sogno una portineria di quartiere, per indole mi sento bene in mezzo alle reti di persone, adoro creare connessioni e cercare sinergie. 

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Mettere piante ovunque. 

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Ripartire da zero. 

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La prima volta che sono venuta ad abitare a Torino ero in una doppia con una ragazza più grande di me che aveva già convissuto, ed è stata una sensazione nuova. È stata per me un’esperienza nuova non avendo mai condiviso uno spazio con una persona diversa da me. Non avevo mai avuto un rapporto così. Quello per me è stato ribaltare la terra e mettere su dei semi. Abitare uno spazio a me fa pensare non solo a uno spazio fisico. Ad esempio il Web, lì noi lasciamo delle cose di noi che non sempre esprimiamo al massimo. È una questione di apertura e di consapevolezza poiché si possono far vedere cose anche nascondendo la testa. Ti ritrovi davanti a tante persone ma non te ne rendi proprio conto da dietro lo schermo del tuo telefono. Puoi effettivamente creare delle reti solide tra le persone, puoi effettivamente abitare quello spazio che non esiste ma che in realtà poi nella realtà si riversa in una cosa reale? Si può trovare casa in tutte le cose. Negli oggetti mi posso trovare a casa. Un po’ come diceva Sara della caffettiera. Trovare casa, anche psicologicamente, significa trovare dei punti di contatto con le cose che per noi hanno avuto un significato anche particolare tanto tempo fa.

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Per me spazio è il territorio che circonda la mia casa di Torino. Mentre la casa è ferma nel tempo, mentre lo spazio intorno cambia e si evolve. L’evoluzione dello spazio condiziona il mio modo di abitarlo e richiede continui adattamenti. A volte lo migliorano, a volte lo peggiorano. L’avanzare dell’età rende meno duttili e disponibili ai cambiamenti. La mia vita di relazione è multiforme e composita: volontariato, associazionismo, assistenza, rapporti amicali, esercizio fisico in compagnia, azioni pratiche per migliorare il territorio. Quindi la mia vita personale è una delle tante storie del mio quartiere e sono quindi molto interessata alle storie degli altri. 

Rispondo alla vostra domanda: 

  1. Ho bisogno di punti di riferimento che, pur rispettando la libertà di tutti, siano per me luoghi di affezione. La mia mentalità ecologica e rispettosa dell’ambiente rifiuta le prevaricazione e la mancanza di confronto con gli abitanti dello “spazio”. 
  2. Sento lo spazio veramente mio quando nel mio territorio mi sento accolta, ascoltata e protetta umanamente e fisicamente. Quando cambio territorio, dopo un primo senso di spaesamento, cerco contatti con ciò che mi circonda e memorizzo punti di riferimento che mi diano sicurezza. Sul piano umano stimolo con la gentilezza e il sorriso un primo contatto con le persone con le quali vengo in contatto (negozianti, viandanti, guide turistiche, albergatori, produttori del territorio di vici, cibi e artigianato). 
  3. La negazione di un diritto corrisponde a un senso di frustrazione. Proprio per questo accolgo con molto piacere l’esistenza della vostra cassetta di Corrispondenze. Utilissima per chi non usa Internet, per chi ama scrivere su carta, per chi trova nello scrivere la forza di esprimere opinioni positive e negative sul proprio spazio evidenziando l’importanza del dialogo tra generazioni. 
    1.  

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Questi ultimi tre anni sono nati dal senso di perdita di un’identità di un luogo che mi ha spinto a partire. Questo mi ha portato a togliere tutto ciò che conoscevo, svuotare il mio bagaglio fisico, non avere niente, ma trasportare tutte quelle piccole cose che l’amore mi ha portato nella vita, quindi la persona che mi ha cresciuto, le abitudini, il piccolo fazzolettino che poteva essere quello che ricordava la tavola, o una piccola caffettierina che mi sono portata in giro in tutte le case che mi ospitavano. Poi anche rimettere in dubbio questo significato dell’abitare nel momento in cui invece mi sono dovuta fermare, “rinchiudere” in un teatro dove si cerca tutta questa umanità, questo scambio, che poi in effetti lo trovi blindante. Abitare penso che sia una possibilità di un individuo e di più individui di stare in un luogo e condividere quella che è la propria essenza, il proprio essere. Non renderlo proprio ma mettere il proprio e trovare il resto e scambiarsi. Abitarsi e abitare.

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La bellezza dello spazio scaturisce dalla serenità di chi lo occupa e impone rispetto e ammirazione per chi in qualche modo ha lavorato per renderlo più bello ed accogliente. 

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Condividere pezzi di vita insieme. 

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Riconoscere gli odori delle pareti.

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Dipende dallo spazio in termini di luogo posizione o abitazione, perché ogni spazio ha le sue emozioni. Lo spazio migliore è con la propria famiglia. 

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Care Paola e Cristina, ho appena concluso la lettura del libro “Abitare la prossimità” (E. Manzini). Dove non si parla solo, ma anche di spazio. E dove al termine abitare viene dato un significato molto preciso: abitare come prendersi cura di ciò che ci è vicino, lo spazio di prossimità appunto, nei modi che più ci corrispondono per interessi, competenze, curiosità… Ma per me cosa significa abitare lo spazio? Innanzi tutto quando penso allo spazio non penso solo a quello del quotidiano, quello consueto, che utilizzo abitualmente. In questo momento sono in vacanza, in uno spazio che non conoscevo e che non so se mi capiterà ancora di abitare. Di sicuro in questi giorni l’ho abitato, ho cercato cioè di coglierne gli aspetti singolari e di interpretarli: ho cercato di trovare e di dare a questo spazio un significato, rispetto ad altri spazi ed al momento specifico della mia vita. Perché ogni spazio ha caratteristiche, non solo formali, che lo rendono unico: un po’ come le persone, e come con le persone, noi stabiliamo con lo spazio un rapporto che dipende anche dalle circostanze, dalla nostra volontà e capacità di rapportarci con esso. Allora la prima cosa importante per abitare uno spazio è desiderare di mettersi in relazione con tutti i suoi aspetti, funzionali e formali, sociali e culturali. Poi se, come in questo caso, è uno spazio che abito “di passaggio”, il mio sarà certamente uno sguardo curioso, che si soffermerà con attenzione sugli elementi paesaggistici, ma sarà comunque anche uno sguardo un po’ “dall’esterno”, che nota non sentendosene davvero parte. Abitare un luogo per un breve periodo non permette di fare quello che dice Manzini, cioè il prendersene cura. Si può giusto cercare di essere rispettosi delle sue caratteristiche, banalmente non lasciare in giro spazzatura. Più complesso è l’abitare lo spazio per molto tempo, per decenni e addirittura tutta la vita. C’è il rischio di cadere nell’abitudine e di non guardare più, di non relazionarsi e considerarlo uno sfondo fisso e alla fine indifferente. Eppure non è così: una strada diventa a senso unico, un negozio chiude e un supermercato apre, un isolato viene pedonalizzato, tirano su una casa nuova. La città, il suo spazio che si frequenta quotidianamente, cambia e si potrebbe neanche accorgersene. Con lo spazio del quotidiano alla fine si può però avere un rapporto di cura: me ne interesso e provo a dare il mio apporto al suo miglioramento, per ridurre l’inquinamento, aumentare il verde, renderlo più accogliente. Lo abito. Ovviamente confrontandomi con altre persone e altre associazioni del quartiere, osservando, discutendo e proponendo magari ai decisori politici degli interventi. In questa direzione vanno i diversi opuscoli sulla città che come “Donne per la difesa della società civile” abbiamo prodotto, e il lavoro attualmente in corso sulla città dei 15 min. che è un modello di città su cui la pandemia ha portato la riflessione, e che noi ci siamo impegnate prima ad approfondire e poi a divulgare. Perché pensiamo risponderebbe meglio alle diverse esigenze dei cittadini, e migliorando la vita degli abitanti migliorerebbe la città, anche il suo spazio. Credo quindi che abitare uno spazio sia innanzi tutto ri-conoscerlo, e, a seconda delle circostanze, contribuire a “ farlo star bene”, per farci “stare bene”.

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Ho la fortuna di abitare vicino al parco del Valentino e quindi la possibilità di vivere un bellissimo spazio che frequento abitualmente e che mi ha molto aiutato in questo periodo di Covid e relative limitazioni. Tutti i giorni attraverso il Parco e vado in centro a piedi. Oppure vado verso Le Vallette e mi godo l’altra sponda del Po e i bellissimi alberi che ci sono lungo il percorso. Capita quasi sempre di vedere sul Po i ragazzi e le ragazze in canoa che mi ricordano un quadro di Monet. E’ bello anche passeggiare per il quartiere di San Salvario, con i suoi posti caratteristici ed i suoi angoli suggestivi. Mi piace passare davanti alla sinagoga e in corso Marconi, ora in parte pedonalizzato, con le panchine e gli alberi, che. anche la nostra associazione, Donne per la Difesa della Società Civile, ha contribuito a far installare.C’è una panchina che ricorda con una targa, la nostra amica e presidente. Un albero invece ricorda un’altra amica. Mi piacciono le vie interne del quartiere, con le botteghe di artigiani, i locali caratteristici, ristoranti e bar di ogni tipo. Frequento anche i mercati, quello di piazza Madama Cristina e quello di Via Nizza.

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Abitare è abbastanza difficile da definire…perché da un lato mi verrebbe da dire che una persona abita in un luogo quando ci trascorre la maggior parte delle sue notti o dei suoi giorni. Nel mio caso a Firenze, visto che la maggior parte del tempo la trascorro lì; ma abitare un luogo è più che dormirci. Abitare un luogo è sentirsi parte di quel luogo e in un certo senso anche non desiderare di spostarsi. Quindi se da un lato mi verrebbe da dire che abito a Firenze, dall’altro però sento che la mia casa è Trento. Se il primo è il luogo dove trascorro la maggior parte del tempo, il secondo è quello che chiamo casa.

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Non so se mi trovo a mio agio con l’idea di abitare. Forse perché mi sento in movimento. Non mi sento statica. Abitare mi dà l’idea di una cosa statica, mentre io quando immagino il mio percorso, anche quotidiano, mi immagino un movimento. Quindi se si adotta abitare, come una cosa statica, non mi ci ritrovo. Mi trovo di più nell’idea di percorsi, di reti. Non mi sono mai sentita abitante un luogo, forse perché mi sono sempre mossa. Forse se fossi sempre vissuta nello stesso posto, dove sono nata, mi sarebbe più congeniale questo termine; io invece mi sono sempre mossa molto. Quindi più che abitare percorrere, mi sono più familiari i flussi. Mi immagino più flussi e movimento che situazioni statiche. Per cui più che abitare mi immagino il fatto di percorrere, di attraversare, di oltrepassare, anche i limiti. È tutta la mia vita che faccio parte di movimenti sociali, forse perché per tutta la vita mi è sempre interessato andare oltre a quello che era definito per me.

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Diceva in mio professore che studiare un territorio per poi volerlo modificare, che poi abitarlo vuol dire un po’ anche volerlo modificare, è come avere un rapporto con una persona amata, e non può prescindere da un rapporto fisico a un certo punto. Abitare un luogo per me è un po’ questo. Bisogna stabilire un rapporto che è un rapporto di contatto. Come nel caso in cui io mi ritrovi davanti a un oggetto con il quale voglio entrare in confidenza: lo tocco, lo annuso, cerco di sentire se è liscio oppure ruvido, di capirne il peso, le dimensioni, gli odori. Ecco abitare un luogo vuol dire un po’ questo, entrare in una dimensione fenomenologica di dialogo che è fatta dai sensi; tutti i sensi naturalmente, questo è imprescindibile. Poi possiamo aggiungerci una componente intellettuale, per cui abitare un luogo vuol dire conoscerne la storia, avere un rapporto con gli altri che in qualche maniera lo condividono con te, tutti elementi assolutamente importanti. C’è però una mediazione intellettuale dento questi elementi. Invece vederlo come un rapporto fisico diretto è inevitabile per chi abita un luogo; volerlo trasformare dento un rapporto tattile. Forse questo ha un po’ a che vedere anche con la fissazione degli architetti, che devono costruire cose. Anche se io faccio l’urbanista, e non costruisco le cose direttamente, questo rapporto tattile con la materia è molto importante per abitare. Chiunque abbia abitato un luogo in maniera attiva, poiché per abitarlo bisogna farlo in maniera attiva, ha prodotto una qualche forma di trasformazione.

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Qual è il significato di casa per me? Diciamo che io ho sempre attribuito a questa parola il senso di amore, di famiglia, quindi quella sensazione di protezione che una casa, una famiglia ti può dare. Poi invece quando mi sono ritrovata a non avere fisicamente quattro mura in cui rifugiarmi ed essere protetta ho cominciato a rivalutare la cosa. Non che tutti gli altri valori fossero eliminati o passati in secondo piano, ma ho capito che casa non vuol dire tanto un rifugio in cui c’è solo la propria famiglia, ma è un qualcosa di ancora più grande, quel posto dove tu puoi essere spontaneo, sentirti libero perché sicuramente non sarai giudicato, allontanato, perché sarai protetto, accolto. Soprattutto ti senti non solo protetto e accolto, ma di essere in un posto in cui ti aspettano.

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Abitare un luogo per me significa farci un nido, essere parte di quel luogo, in qualche modo colonizzarlo per sentirmi nel mio ambiente, costruirlo a mia immagine e a mia misura. Nella mia casa o nella mia stanza voglio immagini in cui riconoscermi alle pareti e tanti ricordi intorno a me che mi rimandino continuamente un immagine o di me o del mio passato. Non mi piacciono i luoghi asettici, ma voglio sentirmi parte del luogo che abito.

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Quello che mi viene in mente su abitare un luogo sono forse diversi concetti. La cosa principale direi che è la presenza, poi in seguito la coscienza, la conoscenza e anche l’influenza, che secondo me è molto importante tra gli esseri umani e dei luoghi. Come si dice nel misticismo persiano per essere cosciente di qualsiasi cosa e per conoscere bene qualsiasi cosa tu dovresti diventare quella cosa li. Io ho pensato così forse posso spiegarmi meglio su abitare un luogo dal mio punto di vista, con questa parola “diventare”. Secondo me una volta diventata qualsiasi cosa quella cosa di rimarrà per sempre; quel momento, quella esperienza, rimarrà per sempre nel tuo inconscio. E forse allora anche quel luogo diventerà te, una parte di te. Forse sarà allora che non importerà più la presenza fisica.

Mi viene in mente in signor Nof, Nannetti Oreste Fernando, lui ha vissuto un momento importante della sua vita nel manicomio di Volterra. Quel luogo aveva un’influenza su di lui, sulla sua vita. Secondo me anche lui aveva un’influenza molto importante su quel luogo li. Lui è diventato il manicomio di Volterra, e anche il manicomio di Volterra è diventato lui. È da allora che secondo me l’essere umano che non è eterno può essere anche eterno, con l’influenza che ha nei luoghi in cui abita.

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Per me abitare, più che un’azione, è uno stato d’animo. Perché abitare un luogo significa farlo mio, in tutte le sue parti. Quindi significa sentirmi a mio agio, a casa, avere un rifugio sicuro. Ovviamente, nel corso della vita, si può vivere in tanti posti diversi per un breve o per un lungo tempo, ma non sempre lì si abita – c’è una differenza tra i due concetti – perché si può vivere un luogo e allo stesso tempo sentirti un estraneo, fuori posto. Per questo motivo, infatti, il concetto andrebbe esteso non solo alla casa. Si può abitare un parco, una biblioteca, un museo, una casa vacanza, un ostello, qualunque cosa. Ciò che conta è come ci si sente in quel posto. In questo contano anche le persone, che siano amici, famiglia, il proprio partner o un animale domestico, chiunque condivida questo luogo sicuro con te. Io ho l’abitudine di collegare i luoghi alle persone, alle esperienze, ai ricordi. Un luogo, che a primo impatto può apparirmi insignificante, assume tutto un altro valore se vi condivido un qualcosa di significante con qualcuno, o anche da sola.

Spesso, se penso ai luoghi in cui ho abitato, o abito che tutt’ora abito, mi vengono in mente tanti posti diversi… mi viene in mente la casa dei miei nonni, la spiaggia in cui andavo sempre da bambina, il cortile della mia scuola elementare, i luoghi in cui ho viaggiato, la cucina di San Gallo, anche la mensa del DSU, e ne potrei dire tanti altri. Ciò che hanno in comune questi luoghi è il fatto che li sento miei, li abito, che sia fisicamente, nel passato o nei ricordi, nella mia mente; sono i miei posti.

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A me abitare fa venire in mente un luogo dove passo del tempo e che condivido con persone con le quali sto bene. Quindi considero il luogo dove abito come un luogo piacevole dove poter passare una parte della giornata. All’interno di questo ambiente, o nelle zone limitrofe, è un luogo dove poter tessere delle relazioni sociali, se possibile. Andando un po’ oltre all’abitazione si può abitare anche un rione, piuttosto che un paese; frequentarlo e intrattenere delle relazioni. Un altro luogo che si può abitare è il luogo di lavoro, se uno ha la fortuna di trovarsi bene, visto che ci si deve passare un terzo della giornata almeno. Credo che ognuno di noi possa abitare diverse zone della propria città, del proprio paese. Uno potrebbe abitare la piscina perché magari lì passa molte ore allenando una squadra, e quindi si crea un piccolo nucleo di amicizie e di relazioni. Penso tutti quei vecchietti che nel meridione di Italia passano le giornate della bella stagione sulle panchine, nelle piazze, a chiacchierare tra di loro, e credo che anche loro tutto sommato stiano abitando quel pezzo di territorio.

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Cos’è per me l’abitare?

Quando ho iniziato a pensare a quale potesse essere la risposta a questa domanda mi sono venute in mente le città. Ho pensato che le città, nonostante siano i posti per eccellenza da abitare, sono quelle che in realtà si lasciano abitare di meno, offrono spazi e tempi da riempire. Una città offre spesso una casa da riempire, pareti da riempire; spazi da riempire di cose e tempo da riempire di impegni. È più difficile abitarla, creare una relazione con lo spazio che offre la città.

Quindi, pensando a questo, ho pensato che l’abitare per me vuol dire avere una relazione con un luogo, di condizionamento non forzato, ma dolce. Nel senso che le due cose si modificano reciprocamente, la persona e il luogo. In questa relazione, che è quella dell’abitare, c’è spazio per il vuoto. Quando si abita un posto non si ha paura del vuoto, non si ha la necessità di riempire. E in questo vuoto, che non si deve necessariamente riempire, si dà spazio a quella che è la relazione più autentica e armonica. Dove le cose si compenetrano e dove si creano anche dei legami. È una questione di armonia tra l’individuo e il luogo.

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Ogni luogo, ogni spazio, ti fa cambiare le tue abitudini. Quando vivevo dalla mia zia, per esempio, non mi andava di bere il caffè il pomeriggio. Invece quando mi sono spostata a San Gallo proprio quella cucina ti invitava a bere il caffè il pomeriggio, ed è diventata un’abitudine. Questo posto ha cambiato le mie abitudini.

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Mi piace l’idea di partire da una frase di Perec che dice “vivere è passare da uno spazio all’altro cercando di non farsi troppo male”. Secondo me queste parole racchiudono abbastanza la mia idea di cos’è abitare un luogo, una città. Secondo me abitare un posto è innanzitutto viverlo. Questo sia per un soggiorno lungo che per un soggiorno breve. Dentro l’abitare un luogo ci possono essere una varietà di esperienze. Per cui viverlo più dire perdersi per le vie, esplorare, ma anche fermarsi sotto i portici mentre piove e realizzare che ci sono i portici, mangiare sulle scale di una fontana, stare all’ombra di un albero di un parco, scoprire vie che non avevi mai visto. Quando pensi di conoscere benissimo una città trovi sempre viette, spazi, angoli che non avevi mai visto, ma che erano sempre stati li. Era semplicemente uno spazio che non avevi ancora fatto tuo. Sarebbe bello ogni tanto, per quanto tu conosca bene un posto, mettersi degli occhiali che invece che farti vedere di più ti facciano vedere di meno. Guardare alla tua città come se fosse la prima volta che la vedi.

Un’altra cosa che ho pensato è il fatto che adesso si stia quasi smettendo di vivere lo spazio, almeno a livello quotidiano. Lo spazio ovviamente in tutto l’arco della storia delle città è sempre stato manipolato, usato, modellato, rispondendo comunque a forze e impulsi molto diversi. Però pensare “fare lo spazio” è molto diverso dal viverlo. Spesso noi abitiamo un posto ma non ci interagiamo per niente, ci muoviamo solo nello spazio. Invece sarebbe bello fermarsi nello spazio e viverlo concretamente. Sedersi nelle panchine, sulle scale, usare le piazze, usare le vie. Adesso invece sulle scale non si può stare, e togliamo le panchine, e mettiamo divieti, regole. Chi lo ha detto che lo spazio non può essere usato? Che non c’è un altro modo per usare lo spazio e soprattutto che lo spazio non può essere usato in modo comunitario?

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Abitare un luogo io direi che significa stabilire la propria residenza, la propria dimora, in una zona.

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Abitare un luogo per me vuol dire attraversarlo e sentire che ti ci potresti anche fermare, significa conoscerlo e avere voglia di conoscerlo di più, parlare ai muri e confidare segreti come se loro parlassero a te, diceva Willy Peyote. Nel senso che il luogo ti riconosce in qualche modo e, in alcuni momenti, tu diventi i luogo e il luogo diventa te. Abitare un luogo per me vuol dire essere disponibili e coraggiosi, finché non si decide di abitarne un altro.

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Per me abitare un luogo è sentire di esserne parte, è riuscire a trovare sempre stimoli nuovi che ti arricchiscano, riuscire a crescere continuamente e simultaneamente al luogo dove si vive.

Per me non si vive un solo luogo, per me i luoghi che si vivono sono molteplici, in base ai periodi della vita che si stanno vivendo. Sono come una piccola zona di comfort dove si può crescere e dove si possono sviluppare gli stimoli che si colgono dall’esterno. È trovare una casa, un senso di appartenenza, è trovare un piccolo spazio dove sai di essere al sicuro. Dove sai di poter tornare, ecco. Riuscire ad avere una piccola zona che è sotto il tuo controllo.

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Per me abitare un luogo significa integrarsi con l’ambiente circostante, sentirsi a proprio agio in quel luogo e altresì integrarsi con le altre persone che ne fanno parte.

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Abitare un luogo secondo me vuol dire vivere bene in un contesto familiare. E quando un contesto diventa familiare? Io mi sento a casa in un posto, in una città in generale, quando comincio a conoscere abbastanza gente, oltre che conoscere i posti, e comincio ad andare in giro salutando le perone per strada. Quello è proprio il momento esatto in cui comincio a sentirmi a casa.

In generale potrei dire che abitare un luogo è prendere qualcosa dal posto in cui si vive. Essere influenzati dal luogo che inevitabilmente ti porta a determinare la tua qualità di vita. Se un posto è più verde, meno verde, con i palazzi più alti o più bassi. Io preferisco una città verde che non abbia palazzi troppo alti, perché mi piace guardare il cielo mentre cammino. Significa essere influenzati da questo luogo e influenzarlo. Perché il nostro comportamento in un determinato luogo va a influenzare le cose. Dal rispetto per l’ambiente ai rumori prodotti.

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Secondo me abitare un luogo vuol dire sentirsi a proprio agio, e quindi essere felici nel posto dove si vive, nella propria casa, che non deve essere solo un posto dove si dorme, ma dove ci si sente bene.

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Trovo un po’ difficile definire questo concetto, perché da quando vado su e giù un po’ mi sento come se non abitassi nessun posto particolare, come se non avessi un posto nel mondo. Per me abitare un luogo significa in qualche modo, nel modo più profondo rispetto al semplice stare in quel luogo, sentirsi rappresentati da quel luogo, che questo luogo possa rispecchiare le esigenze della persona che ci vive. Ad esempio nel mio vecchio paese non mi sento come se davvero lo abitassi, perché non c’era davvero nulla che mi stimolasse, che rappresentasse le mie esigenze, mentre già a Firenze mi sento un po’ più a mio agio. È come se io sentissi di appartenere a questo luogo e, viceversa, anche questo luogo appartenesse a me.

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Secondo me abitare in luogo vuol dire rispecchiarcisi la propria immagine. Ti devi sentire a tuo agio, deve essere come te. Soprattutto ci deve essere il senso di libertà, tu devi essere libera in quel luogo, libera di fare ciò che vuoi, di esprimerti come vorresti, senza limiti. Essere se stessi a trecentosessanta gradi, sensa paletti intorno. È quello che sto vivendo io qui a Firenze, anche solo la mia stanza per dire, mi sento libera; mi sento libera in questa città.

43°46′17″N 11°15′15″E

Secondo me l’ambiente influenza al massimo quello che noi riflettiamo sugli altri, quello che mostriamo agli altri. Io lo considererei come un catalizzatore. Se noi vogliamo fare qualcosa è l’ambiente che ci influenza sia negativamente che positivamente. Ci possono essere molti fattori che fanno sì che l’ambiente sia negativo, che non supporti quello che vuoi esporre agli altri, o positivo, facendo sì che tu dia il meglio di te stesso. Se posso personalizzare di più questo concetto, per esempio, un ambiente per me ordinariamente lo condiziona il tempo che fa. Se confronto la mia produttività in una bella giornata di sole o con una giornata di pioggia, la più produttiva sarebbe una bella giornata di sole. Quando fa bel tempo io tendo a essere più sorridente, a fare meglio, a essere più positiva, fa crescere la mia produttività. Un altro fattore è la gente. Se sono circondata da persone mi motivano, mi danno amore e positività, ovviamente la mia produttività cresce perché ti fanno trovare la forza nelle loro parole e la loro presenza fa sì che tu dia il meglio di te. Eh sì, la gente fa l’ambiente secondo me. Poi ovviamente se hai un posto caldo e sei ben nutrito aumenta la tua produttività, invece se non hai un posto dove dormire e niente da mangiare avrai negatività e tristezza. Vorrei aggiungere un esempio più concreto: perché le persone, in base ai propri scopi, scelgono diversi ambienti? Ad esempio, se devono studiare c’è chi sceglie la casa e chi va in biblioteca. Perché una persona non sceglie di andare al bar, ma va in biblioteca per studiare? Ed è questo che decide e stabilisce il ruolo che un ambiente ha per noi. Se io voglio studiare il bar non mi dà nessuna motivazione. Perché scelgo la biblioteca? Perché c’è tranquillità, ci sono i libri che ti circondano e quel profumo caratteristico. Le persone che studiano o leggono come te, e ti danno motivazione.

41°19′48″N 19°49′12″E

Abitare un luogo per me è proprio una sorta di simbiosi che sento con il territorio. È quasi difficile da spiegare. È un richiamo. Sento che ho le mie radici veramente qui. Sento che le montagne sono casa mia, sento si essere accolto, sento proprio il caldo di quello che è il mio posto. Come un re nel suo regno, senti che è tutto lì per te, ma non per te a livello di servitù; hai proprio tutto quello che ti serve ed è veramente poco. Quando stai bene in un posto è perché ti serve veramente poco per sentirti bene, basta quello. Abitare un luogo poi deve sorprenderti ogni volta che lo vedi; non dovrebbe mai sembrarti monotono, dovrebbe sempre sembrarti la prima volta. Dovresti sempre essere in grado di farti sorprendere.

46°02′56.09″N 11°08′46″E

Penso che abitare un luogo sia sentirsi a casa propria, quindi sentire di appartenere a una comunità, di far parte di una cosa sola. Ti senti in armonia con gli spazi, ma anche con le persone che costituiscono il luogo. Ti senti a tuo agio.

46°02′56.09″N 11°08′46″E

Per me abitare un luogo, in questo caso casa mia, è libertà, una situazione di libertà, perché essendo tua proprietà ti dà la possibilità di viverti la tua intimità. Nel momento in cui inizi ad abitare in una casa quella casa inizia a far parte della tua vita, è come se fosse un pezzo di te. Come per gli animali la tana. È un luogo dove sei fuori dal mondo, sai di poter essere pienamente te stesso, sai di poter fare cose che a non tutti racconti, sai di poter vivere te o la persona con cui abiti. È libertà, è parte della vita. Comunque è famiglia, è amore. Poi c’è anche tutto l’aspetto del quartiere, c’è il rapporto con i vicini che, prima sconosciuti, ora sono conoscenti, amici, condividono con te alcuni pensieri uguali, o se c’è bisogno ci si aiuta a vicenda. Abitare è quindi anche conoscere nuove persone e rendersi disponibili. Uno scambio di culture in qualche modo. È una situazione di benessere. La casa è parte della tua vita, il resto è quotidianità, conoscenti, relazioni, approcci.

46°29’36″96 N 11°20’4″56 E

Abitare un luogo per me cosa significa? Conoscerne i contorni, creare dei legami con lo spazio che ho attorno, stringere delle relazioni con le persone che lo abitano, riconoscermi in ciò che vedo e osservarne anche i cambiamenti nel tempo.

46°02′56.09″N 11°08′46″E

Per me è importantissimo vivere qui in trentino, non sarei capace di sradicarmi.

46°02′56.09″N 11°08′46″E

Per me abitare un luogo è un posto dove ritorni dopo una gita, dopo essere stati fuori di casa. Sei affezionato a quel luogo, così trovi un po’ di riposo e di pace.

46°02′56.09″N 11°08′46″E

Per me abitare in un luogo vuol dire, nello specifico, che mentre entro in questo luogo tutti i ricordi della mia infanzia mi vengono in mente e praticamente trovo in ogni gesto che faccio, esempio alzare una tapparella, esempio chiudere una porta un po’ violentemente, la voce di mia mamma che mi dice “piano con la tapparella”, “chiudi piano la porta”. Questa è per me una sensazione un po’ triste perché penso che mia mamma non c’è più, nel medesimo tempo una sensazione invece di ricordo, di attaccamento di memoria, che mi fa sempre sentire contenta quando mi trovo in questo luogo. Inoltre è il luogo della mia infanzia, mi fa venire in mente tutti i giochi che facevamo nel prato sottostante la casa quando eravamo giovani e spensierati. Questo luogo mi dà molta tranquillità e pace, però anche una grande nostalgia dei tempi passati che, pur belli anche i presenti, naturalmente non ritornano.

46°02′56.09″N 11°08′46″E

Abitare un luogo per me ha la stessa connotazione del vivere in tale luogo. Vuol dire quindi esserne parte attiva, esserne responsabile in egual misura degli altri abitanti. In una sola parola: riconoscersi.

43°46′17″N 11°15′15″E

Questa domanda deve essere l’equivalente geografico di “puoi descrivere cosa significa democrazia per te” in scienze politiche! Con altre parole si potrebbero formulare risposte in risposta. Nel mio caso è ancora più complicato perché non ho la sensazione di vivere in un luogo particolare. È più come se, dove mi sento a casa, io fossi a casa.

Ma poi cosa significa “sentirsi a casa”? C’è una parola indonesiana per questo, è sentirsi ‘senang’ – in pace.

Forse è così: vivere in un luogo particolare è vivere in pace, con se stessi e con l’ambiente.

Un contadino che conoscevo in Francia mi ha detto una volta “se non riesco a vedere il campanile del mio villaggio, mi sento infelice” – era davvero a terra. Ma al contrario, McKenzieWark scrisse che “non abbiamo più radici, abbiamo antenne”.

Sono sicuro di non aver risposto alla sua domanda!

52°22′N 4°52′E 

Per me abitare un luogo significa avere/acquistare una specie di tranquillità riguardo a tutto ciò che offre, la consapevolezza delle sue dinamiche costanti e variabili e più che altro la sicurezza di poter provare tutto quanto in un qualsiasi momento futuro.

43°46′17″N 11°15′15″E

Condividere la spiaggetta sugli scogli è una mia casa. Pesci in mare che nuotano e con cui nuoto. Senza tempo – orizzonte infinito – amiche che vengono.

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*in risposta alla domanda “Tell us a memory that brings you back home”

Condividere la spiaggetta sugli scogli è una mia casa. Pesci in mare che nuotano e con cui nuoto. Senza tempo – orizzonte infinito – amiche che vengono. 

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*in risposta alla domanda “Tell us a memory that brings you back home”

Il suono del mare – The sound of the waves of the sea – Las olas 

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*in risposta alla domanda “Tell us a memory that brings you back home”

Essere seduta sugli alberi di frutta, intorno gli uccelli e frutta infinita. 

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*in risposta alla domanda “Tell us a memory that brings you back home”

Fare la grigliata con la mia famiglia, passare il tempo con loro è sempre una bella memoria. 

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*in risposta alla domanda “Tell us a memory that brings you back home”

L’albero di Natale con tutte le candeline, la neve fuori ricoprendo il paesaggio, e il rumore della caffettiera e il profumo di caffè nella cucina. 

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*in risposta alla domanda “Tell us a memory that brings you back home”

Io bambina con mia sorella e nostra mamma. Sedute sul balcone con il temporale estivo. noi protette e la mamma che ci insegna il profumo della terra. 

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*in risposta alla domanda “Tell us a memory that brings you back home”

Black-ish mi ricorda molto la casa e la famiglia. La mia futura famiglia sarà tipo quella di Black-ish. 

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*in risposta alla domanda “Tell us a memory that brings you back home”

I live near the mountains and I can see them from my window here and also at home. 

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*in risposta alla domanda “Tell us a memory that brings you back home”

The sound of milk squirting into a metal pupil as my mother milked the cow. She was always at home but in retrospect I think she was my first home. 

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*in risposta alla domanda “Tell us a memory that brings you back home”

Quando sono in sintonia ascolto profondo con il cuore gli sguardi che ho intorno e accanto sono a casa. Con la natura madre tutta, i suoi colori e frutti mi sento a casa. In comunicazione verbale e atteggiamenti con le persone mi sento a casa. 

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*in risposta alla domanda “Tell us a memory that brings you back home”

To make him as comfortable as possible, to provide me with love, and most importantly to allow me to express myself in the way I want! 

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*in risposta alla domanda “What do you expect from the space of your living?”

The presence of loved ones, old and young, access to nature, animals, structural integrity, warmth, music playing, kitchen big enough for cooking together, warm shower, coziness – sofas that are difficult to get up from. 

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*in risposta alla domanda “What do you expect from the space of your living?””

To make me feel at home and relaxed have some connection to nature. 

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*in risposta alla domanda “What do you expect from the space of your living?”

I expect love, comfort and acceptance. 

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*in risposta alla domanda “What do you expect from the space of your living?”

Confort, love, coziness, nice collocation, organizer mees, a nice space for cooking, a comfy bed, people with whom I feel comfortable, wine, food, happiness!!!

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*in risposta alla domanda “What do you expect from the space of your living?”

I expect to be amazed as my living space is my inner self. 

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*in risposta alla domanda “What do you expect from the space of your living?”

Apertura, volti amici, buone letture, cose per cucire, buon vino, due nocciole prima di colazione, la Bibbia, carta e matita. 

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*in risposta alla domanda “What do you expect from the space of your living?”

Quando chiudo la porta, tutto il mondo rimane fuori. Posso rilassarmi, la mia casa sono davvero io. Fuori è difficile dare il meglio di sé, gli ambienti non sono sempre accoglienti. 

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*in risposta alla domanda “What do you expect from the space of your living?”

Mi aspetto: rispetto, libertà, allegria. organizzazione e molto amore! 

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*in risposta alla domanda “What do you expect from the space of your living?”

To feel comfort, to be welcoming. Warm feeling when entering the house. 

Decoration can be also important, surround yourself with things which makes you feel like home. 

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*in risposta alla domanda “What do you expect from the space of your living?”

To feel comfortable and loved. 

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*in risposta alla domanda “What do you expect from the space of your living?”

I want a place where I can shut the door and remove the contrast that exists outside… The people there are able to take in strangers or bizarreness from me. I’d like it to contain the essentials, and to express a little of what I am. It’s safe. 

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*in risposta alla domanda “What do you expect from the space of your living?”

Contemplare le montagne mi rende felice, forte, infinitamente piccola e grata. 

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*in risposta alla domanda “what’s your relationship with the geography of the places you live in?

Mi piace vivere in armonia con il posto e provo ad apprezzare tutte le meraviglie della natura! 

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*in risposta alla domanda “what’s your relationship with the geography of the places you live in?

I like living there because I have a lot of opportunities for living the best life. 

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*in risposta alla domanda “what’s your relationship with the geography of the places you live in?

Per me la cosa più importante sono montagne e natura. Giardino con fiori e sentirmi vicino alla natura. 

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*in risposta alla domanda “what’s your relationship with the geography of the places you live in?

I love mountains, flowers, and hanging trees. I love the sound of the waterfalls… I feel freedom.

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*in risposta alla domanda “what’s your relationship with the geography of the places you live in?

Abito vicino al centro città, quindi sono vicino a mia madre, mi basta prendere l’autobus e ci sono! Quando mia nonna verrà a mancare (e spero più tardi possibile) la sua casa sarà la mia. L’unica cosa negativa è che avrò dei vicini razzisti. Però alcuni sono mentalmente aperti. Saremo la prima famiglia nera ad abitare lì. 

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*in risposta alla domanda “what’s your relationship with the geography of the places you live in?

Abito vicino al centro città, quindi sono vicino a mia madre, mi basta prendere l’autobus e ci sono! Quando mia nonna verrà a mancare (e spero più tardi possibile) la sua casa sarà la mia. L’unica cosa negativa è che avrò dei vicini razzisti. Però alcuni sono mentalmente aperti. Saremo la prima famiglia nera ad abitare lì. 

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*in risposta alla domanda “what’s your relationship with the geography of the places you live in?

I try to connect (feel, sentire) as much as I can the nature of the place (trees, fiume, montagna, mare, stones) and I try to guardare (looking, paying attention) to the building and constructions of the humans of the places, as this also talks about the place. Also the graffitis and the things written in la strada are very important. 

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*in risposta alla domanda “what’s your relationship with the geography of the places you live in?

I always search for places with nature, where you can see plenty of green areas. I live most of my life near the ocean, so it’s also very important for me to be near water in any form, sea, river, or lakes. And finally the sun, sun is vital for my well being.

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*in risposta alla domanda “what’s your relationship with the geography of the places you live in?

I love nature, more nature, better mental state. 

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*in risposta alla domanda “what’s your relationship with the geography of the places you live in?

In luxemburg there’s lots of forest but no sea. 

In the UK there’s lots of sea but not much forest where I’ve lived. 

Other places… Well, cherries and wonders exist everywhere, and I know. I’m going home soon, but the drawbacks don’t help me too much. 

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*in risposta alla domanda “what’s your relationship with the geography of the places you live in?

Relazione di amore, gratitudine. Al mattino guardo il mare, alla sera il bosco, le rondini i gabbiani. In inverno faccio passeggiate verso il monete e vado in bike su riviere. 

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*in risposta alla domanda “what’s your relationship with the geography of the places you live in?

As a nature lover, I do have a deep relationship with the geography around me. 

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*in risposta alla domanda “what’s your relationship with the geography of the places you live in?

Ho un buon rapporto perché la Liguria è il paradiso terrestre per me. Mare, monti, campagne, tanti canarini e volatili che cantano, c’è tutto. 

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*in risposta alla domanda “what’s your relationship with the geography of the places you live in?

I observe nature around me and make a mental mood. That includes plants, rocks, and paths. I like to store this information so that I will be able to restore to whatever feeling I need. 

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*in risposta alla domanda “what’s your relationship with the geography of the places you live in?

I always feel the happiest when I’m camping one among nature. I need to live for a certain period off. My life in a tent and even without the comfort of a bed I felt the most comfortable ‘cause I could see the stars at nights before sleeping and step on the grass when I’d wake up. Listening to the fauna and flora sound brings me peace. 

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*in risposta alla domanda “what’s your relationship with the geography of the places you live in?

Questi ultimi tre anni sono nati dal senso di perdita di un’identità di un luogo che mi ha spinto a partire. Questo mi ha portato a togliere tutto ciò che conoscevo, svuotare il mio bagaglio fisico, non avere niente, ma trasportare tutte quelle piccole cose che l’amore mi ha portato nella vita, quindi la persona che mi ha cresciuto, le abitudini, il piccolo fazzolettino che poteva essere quello che ricordava la tavola, o una piccola caffettierina che mi sono portata in giro in tutte le case che mi ospitavano. Poi anche rimettere in dubbio questo significato dell’abitare nel momento in cui invece mi sono dovuta fermare, “rinchiudere” in un teatro dove si cerca tutta questa umanità, questo scambio, che poi in effetti lo trovi blindante. Abitare penso che sia una posibilità di un individuo e di più individui di stare in un luogo e condividere quella che è la propria essenza, il proprio essere. Non renderlo proprio ma mettere il proprio e trovare il resto e scambiarsi. Abitarsi e abitare.

 

43°46′17″N 11°15′15″E

Pensando all’abitare mi viene il link con la parola apertura, quindi restare aperti a ciò che lo spazio dell’abitare ti sta proponendo. Penso a quando entri in una casa e ti dicono “fai come se fossi a casa tua”. Se tu lo fai i rapporti con la persona che vive in casa cambiano radicalmente ed inizi ad entrare in livello di incontro completamente diverso, più profondo. Se rimani ad un livello di non abitare stai attraversando quello spazio, sei ospite, ma se tu lo abiti e ti prendi il carico di questa responsabilità, questo tuo esserci, questa presenza che porti crea nell’altro una sorpresa. Perchè se non siamo abituati ad abitare gli spazi o a condividere gli spazi abitandoli tutti insieme c’è sempre qualcuno che lo abita di più e gli altri che lo attraversano. Quindi abitare per me è sporcarsi le mani di terra e ribaltare questa terra, se stiamo abitando una terra, è come se la nutrissimo in qualche modo. Forse ribaltandola oppure mettendoci la paglia, dipende di che tipo di fazione agricola stiamo parlando.

43°46′17″N 11°15′15″E

La prima volta che sono venuta ad abitare a Torino ero in una doppia con una ragazza più grande di me che aveva già convissuto, ed è stata una sensazione nuova. È stata per me un’esperienza nuova non avendo mai condiviso uno spazio con una persona diversa da me. Non avevo mai avuto un rapporto così. Quello per me è stato ribaltare la terra e mettere su dei semi. 

Abitare uno spazio a me fa pensare non solo a uno spazio fisico. Ad esempio il Web, lì noi lasciamo delle cose di noi che non sempre esprimiamo al massimo. È una questione di apertura e di consapevolezza poiché si possono far vedere cose anche nascondendo la testa. Ti ritrovi davanti a tante persone ma non te ne rendi proprio conto da dietro lo schermo del tuo telefono. Puoi effettivamente creare delle reti solide tra le persone, puoi effettivamente abitare quello spazio che non esiste ma che in realtà poi nella realtà si riversa in una cosa reale? 

Si può trovare casa in tutte le cose. Negli oggetti mi posso trovare a casa. Un po’ come diceva Sara della caffettiera. Trovare casa, anche psicologicamente, significa trovare dei punti di contatto con le cose che per noi hanno avuto un significato anche particolare tanto tempo fa.

43°46′17″N 11°15′15″E

Certo … è difficile. 

Per me abitare uno spazio è mettere quella parte intima a disposizione della trasformazione collettiva. Ecco questo, penso che sia questo, molto riassunto. E che questa azione permetta che anche altre persone possano farlo ed essere presenti quando questo accade. 

 

Non vi sembra che a volte abitare richieda tanta energia? A volte è eccessivo, o no?

43°46′17″N 11°15′15″E

Per me abitare significa portare una parte del mio quotidiano ovunque io vada.
Stendere alcuni miei oggetti, o la loro rappresentazione, è un rito di preparazione prima di ogni viaggio; un momento di riflessione sul ruolo e i ricordi a loro legati.

44.7519700, 7.8033496

Abitare uno spazio mi diventa impossibile senza prima dargli una mia impronta, costruirlo su misura per me. Tassello per tassello semino tracce e abito lo spazio consapevole che un giorno potrò bruciare ciò che ho conservato per costruire altrove.
Li rimarrà sempre la mia ombra.

 

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Abitare uno spazio mi richiede l’amore; di riempire ogni spiffero, di addolcire ogni angolo. abitare uno spazio per me significa inondarlo del mio senso buono, di vederci il cielo anche se ha un soffitto e di renderlo spazio che farà parte di me. abitare e abituarsi ad un nuovo profilo di te.

 

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Archive updated on 18 February 2022