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    DUCATO DEI SAVOIA

    Nel corso del Seicento il ducato piemontese dei Savoia riuscì a restare indipendente.

    Il duca Vittorio Amedeo II

    1. rinnovò profondamente l’economia e la società
    2. combatté i privilegi della vecchia nobiltà alla quale fece pagare le tasse
    3. creò scuole e università di Stato (l’istruzione era fino ad allora provata e gestita dalla Chuesa)
                                                           
    4. formò un esercito solido ed efficiente, l’unico vero esercito regolare esistente in Italia. Questo permise al ducato di ampliare i propri territori in Liguria e Lombardia, dopo che i Savoia avevano assunto il titolo di re di Sardegna e si erano impadroniti dell’isola.

    5. la costruzione di nuovi monumenti e chiese, affidati all’architetto Juvarra, uno dei più grandi esponenti del barocco (tra le sue opere, la Basilica di Superga)

    Iniziava quel lento processo di modernizzazione che avrebbe portato, un secolo e mezzo dopo, all'unità d’Italia.


    La figlia di Filippo II di Spagna ed Anna di Valois, Caterina, sposò Carlo Emanuele I di Savoia. Ebbero un figlio, Vittorio Amedeo I di Savoia, il quale sposò Maria Cristina di Borbone, figlia di Enrico IV di Francia e Maria de Medici. Dalla loro unione nacque Carlo Emanuele II, padre di Vittorio Amedeo II.
    Enrico IV di Francia ebbe anche figli illegittimi, solo dopo legittimati, tra cui Cesare, con la sua amante Gabrielle. Sua figlia è nonna di Vittorio Amedeo II.

    Vittorio Amedeo II sposò la nipote di re Luigi XIV, Anna Maria d’Orleans.

    Lentamente, con il passare degli anni, i trionfi politici e militari avevano infastidito e stancato il Re. Non presenziava quasi più alle feste e ai ricevimenti, anzi tendeva ad evitare la vita di corte. Amante della semplicità, l'unico lusso che si concedeva era l'elegantissima parrucca stile Luigi XIV. A peggiorare il suo carattere, fu la vera e propria crisi che lo colpì in seguito alla morte del figlio primogenito, il prediletto. A corte si temette che il Re fosse sul punto di impazzire.
    Verso il 1728 la sua salute peggiorò e decise di  abdicare in favore del figlio Carlo Emanuele III di Savoia, pur continuando a controllare la sua politica con consigli perentori: tra le proibizioni impostegli, il divieto di andare a caccia ogni giorno e di convivere negli stessi appartamenti della moglie. L'abdicazione divenne effettiva solo nel 1730  quando l'ex Re si ritirò in Savoia, ma la sua pesante mano sul governo del figlio era sempre presente.
    Era una situazione insostenibile per Carlo Emanuele, ma egli si rassegnava alla volontà paterna.
    Vittorio Amedeo II tentò addirittura di riprendere la Corona credendo il suo stato nelle mani di un figlio incapace. Così egli si espresse in riguardo alla sua abdicazione:


    « L'atto è nullo e difettivo nella forma come nella sostanza. Ed è una gran fortuna che sia così; qui è tutto disordine e sono stato costretto a tornare in Piemonte per rimediare a tanta rovina. »

    Carlo Emanuele si vide costretto ad usare la forza: con il consenso unanime dei ministri, Vittorio Amedeo II venne arrestato: gli era impedito di rimanere da solo.
    Il 5 febbraio 1731 fu colpito da un ictus e nella desolazione, si spense la sera del 31 ottobre 1732.   Lo storico Domenico Carutti riferisce gli ultimi momenti di vita del principe:

    « ...il padre Perardi, uno dei religiosi che assistevano il monarca agonizzante, parlavagli di Dio, e lo invitava a perdonare: non sapendo se egli intendeva ancora le sue parole, dissegli: Sire, se voi m'udite, se perdonate per ottener perdono, baciate questo crocifisso". Vittorio baciò fervorosamente l'immagine del Redentore. Alle nove e sette minuti di sera, spirò. »
    (D. Carutti, Storia del Regno di Vittorio Amedeo II, cap. XXVIII)

    Era il tramonto di un uomo che per quasi mezzo secolo aveva dominato la scena politica italiana. La salma di Vittorio Amedeo II venne tumulata nella Basilica di Superga, dove tutt'oggi riposa.

    ENRICO IV E GABRIELLE D’ESTREES

    Enrico IV, se pur sposato con Margherita di Valois, era fortemente legato a Gabrielle, una donna brillante, intelligente e nello stesso modo a lui affezionata.
    Lo accompagnava durante tutte le sue campagne militari e lo accudiva assicurandosi anche che i suoi abiti fossero in ordine.
    Appassionata cavallerizza, Gabrielle si divertiva insieme ad Enrico ad andare a cavalcare e a cacciare nella campagna vicina a Parigi. Per sette anni ricoprì il ruolo di una moglie e diede al re tre figli che egli riconobbe, tra cui Cesare, bisnonno di Vittorio Amedeo II di Savoia.

    Enrico donò sia a Gabrielle, sia a sua sorella Caterina, una serie di chiavi d'oro che consentivano loro di avere due posti nel suo consiglio. Gabrielle fu così entusiasta del dono da indossare le piccole chiavi con una collana.

    Era cattolica e fu lei ad avere ruolo fondamentale nella conversione del re le cui parole “Parigi val ben una messa” rimasero nella storia. Poco dopo emanò l’editto di Nantes con cui diede importanti concessioni alle libertà degli ugonotti.

    Per questa relazione, Gabrielle fu purtroppo mira di maldicenze che le diedero il soprannome di “duchesse d’ordure”, ossia duchessa del sudicio.

    Enrico chiese l’annullamento del suo matrimonio con Margherita, da cui non ebbe figli, e gli fu concesso nel marzo del 1599. Diede quindi un anello di fidanzamento a Gabrielle e felice del prossimo matrimonio  disse che solo la morte del re poteva ormai mettere la parola fine alla sua buona sorte. E in un certo senso fu così, la morte fu protagonista. Poco più tardi partorì un bambino già morto e a seguito delle complicazioni fu lei che si spense il 10 aprile 1599.

    Il re ne fu affranto anche perché circolò la voce che fosse morta per avvelenamento. Portò il lutto cosa che nessun re fece prima per la sua amante.
    Gabrielle ebbe un funerale degno di una regina: la sua bara fu trasportata in una solenne processione di principi, principesse e nobili.

    Subito i suoi ministri presero accordi per organizzare un matrimonio con Maria de Medici, la cui dote avrebbe estinto l'enorme debito che Enrico IV aveva contratto con i banchieri fiorentini.
    Il sovrano nel frattempo si trovò  una nuova amante, Henriette d’Entragues. Questa gli aveva concesso i suoi favori solo in cambio di una promessa scritta di matrimonio nel caso in cui gli avesse dato un figlio maschio. Partorì una bambina  morta  così Enrico acconsentì di sposare la principessa fiorentina Maria.
    Il 27 settembre 1601 la sovrana dette alla luce il futuro Luigi XIII, primo di sei figli.
    La stessa Henriette partorì poco dopo un maschietto: da quel momento cominciò a sostenere che la corona sarebbe spettata a suo figlio e che i veri bastardi erano i figli della «grassa banchiera». Il rapporto fra lei e il re stavano però cominciando a sfaldarsi e peggiorarono quando tornò a Parigi la prima moglie di Enrico IV, Margherita. Infatti questa strinse con Maria una grande amicizia e si legò con profondo affetto materno verso il Delfino Luigi, tanto da destinare a lui tutti i suoi averi. Henriette era ormai fuori da ogni gioco.